Doping, Kohl: “Ecco come funziona, tutti lo fanno”

sanguedi Alessandro Grandesso

Si chiamano “procedure professionali di dopaggio”; le seguono solo i migliori corridori, per vincere le grandi competizioni ciclistiche. A descriverle nel dettaglio, in un’intervista-confessione rilasciata all’Equipe, è stato l’austriaco Bernhard Kohl, che lo scorso ottobre fu pescato positivo al Cera, l’Epo di nuova – terza – generazione, per i controlli effettuati al Tour de France segnato – anche – dallo scandalo Riccò. L’austriaco, sospeso per due anni, ha deciso di ritirarsi lo scorso 25 maggio, e di collaborare....con la polizia.

PRELIEVI — Il protocollo di doping per un Tour de France, inizia subito dopo la conclusione di quello precedente: “E’ la regola per ogni vero professionista – spiega Kohl -. Il Tour 2008 ho cominciato a prepararlo dal mese di agosto 2007..”. Un circolo infernale: “Ho fatto tutto molto seriamente. Ad agosto ho fatto il primo prelievo del sangue destinato a essere poi utilizzato nel Tour dell’anno dopo. Un secondo prelievo a novembre, ogni volta un litro. Successivamente, il mio sangue è stato preparato separando i globuli rossi dal plasma, etichettato e congelato”.

DOVE - Dove? Di solito il laboratorio di appoggio era lo Humanplasma in Austria, poi coinvolto nello scandalo dei Giochi invernali di Torino 2006. Il manager di Kohl, Stefan Matschiner, finito in carcere, si costruì addirittura un laboratorio fatto in casa: “Ho finanziato la mia parte con 20mila euro – spiega Kohl -, altri atleti hanno fatto altrettanto. I macchinari sono arrivati agli inizi del 2007, e sono stati installati in un appartamento: il nostro quartier generale. Il Tour 2007 l’ho corso senza un vero protocollo di dopaggio; l’anno dopo, però, ho deciso che meritavo il top del top”.

TRASFUSIONI — Le trasfusioni le praticava direttamente Matschiner, formato dallo Humanplasma: “Non è difficile, basta non sbagliare etichette”. Matschiner acquistava anche i prodotti dopanti in cambio di una commissione del 10% sui guadagni di Kohl che per il Tour 2008 preparò quattro sacche del proprio sangue: “Solo quelle, il resto ho lasciato perdere per via dei numerosi controlli. L’Epo, l’ormone della crescita e l’insulina li ho presi prima del Tour non durante”. L’austriaco è riuscito a farsi tre trasfusioni: “La prima dopo la sesta tappa, la seconda prima dei Pirenei, l’ultima prima delle Alpi”.

CONTROLLI - I controlli della polizia negli hotel? Si evitano “Facendo sempre attenzione. Il mio manager ha fatto tre viaggi dall’Austria, mettendo ogni volta le sacche di sangue già scongelato nel bagaglio registrato. Le trasfusioni si facevano tra le 18 e le 20, massimo 20 minuti per non dare nell’occhio. Dipendeva dagli appuntamenti con i giornalisti. Se ero libero, Marschiner mi inviava un sms e andavo nella sua stanza”. Inefficienti i controlli dell’Uci: “La trasfusione di mezzo litro di sangue non crea variazioni sospette dei parametri sanguigni. Il mio manager mi iniettava anche dell’albumina per diluire l’ematocrito. E poi le trasfusioni le facevo sempre 48 ore prima delle tappe cruciali. Ci vogliono due giorni per ottenere effetti tangibili”.

EPO — Kohl però è stato pescato a causa del Cera, l’Epo di terza generazione: “Eravamo certi che non fosse rilevabile. Il prodotto l’ho ottenuto da un altro corridore e me lo sono iniettato da solo. Ero tranquillo. Anche quando hanno scoperto Riccò mi sono detto che aveva sbagliato le dosi. Quando invece ho saputo che i controlli li avrebbero fatti anche dopo il Tour, allora mi sono preoccupato. Ma mi sono detto che se beccavano me, beccavano tutti. Sono persuaso che i primi dieci del Tour avrebbero potuto essere tutti positivi. Ma hanno preso me, è andata così. Non ho chiesto un secondo test, la pagliacciata era finita”. Anche il passaporto biologico, promosso dall’Uci, finirebbe per favorire chi imbroglia: “Al limite, aiuterebbe i corridori a restare vicini ai loro valori che gli sarebbero comunicati regolarmente dall’Uci”.

ARMSTRONG — Kohl descrive l’ambiente ciclistico come “una sorta di organizzazione sociale che fa in modo che questo genere di cosa siano accettate da tutti”, ma scagiona, almeno in parte, i dirigenti del suo ex team Gerolsteiner: “Credo che il boss Hans Michael Holczer non sapesse nulla e nella squadra non c’era dopaggio sistematico, ma dubito che il dottore non avesse capito”. Intanto, in Francia, è appena uscito un nuovo libro che prende di mira Lance Armstrong che si appresta a tornare da protagonista al Tour. Eloquente il titolo: “Le Sale Tour”, lo sporco Tour (Ed. Seuil). Un libro che cerca di far luce sul sistema Armstrong e la strana alleanza con l’ex nemico, il gruppo Amaury che gestisce la Grande Boucle (ed è proprietario dell’Equipe) in nome delle nuove strategie nel mondo del marketing.

fonte: Gazzetta dello Sport

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